D-Natural Blues

La Stella di Wes Montgomery nel Firmamento del Jazz
La stella di Wes Montgomery iniziò a brillare nella volta celeste del jazz nel 1959, grazie ad una delle etichette più attive in quegli anni - la Riverside -
e al suo infaticabile produttore: Orrin Keepnews.
Quest'ultimo, quando il chitarrista gli fu fortemente caldeggiato da Julian Cannonball Adderley che lo aveva ascoltato in una interminabile notte di jazz ad Indianapolis e da Gunther Schuller in persona, non esitò a prenotare un volo che entro pochi giorni lo portò ad ascoltare "the best thing to happen to jazz guitar since Charlie Christian", come lò definì Ralph J. Gleason sulle prestigiose pagine della rivista Down Beat.

Dopo averlo ascoltato dal vivo con il suo Hammond trio (con cui registrerà il primo album con la Riverside), Keepnews gli propose immediatamente un contratto per tre anni che fu firmato quella sera stessa. Egli racconta che, dopo la firma del contratto, si rese conto di aver sottovalutato due aspetti importanti per la gestione del chitarrista, legati entrambi al fatto che Montgomery non si era quasi mai spostato dalla sua città: in primis, era terrorizzato dall'idea di prendere aerei per viaggiare, e poi aveva sulle spalle una nutrita famiglia con ben sei pargoli e un settimo in arrivo (!). D'altro canto fargli registrare degli album e gestire la carriera tutta da costruire risultava molto difficile lontano dal palcoscenico più importante del jazz, New York.

Dopo molte esitazioni Wes Montgomery vinse le sue paure e la sua vita artistica ebbe una svolta definitiva: egli si impose rapidamente come uno dei più importanti strumentisti della storia del jazz, sicuramente - insieme a Jim Hall -
il più influente della moderna chitarra jazz.

Il primo album registrato nell'ottobre del 1959 per la Riverside
fu Wes Montgomery Trio.
Tra i vari aspetti stupefacenti della vita e dell'arte di questo carismatico e unico musicista, quelli che lasciano veramente sorpresi sono quelli della sua iniziazione e formazione: completamente autodidatta, prese in mano lo strumento per la prima volta a diciannove anni, iniziò a suonare da professionista dopo appena sei mesi e non imparò mai a leggere una sola nota su pentagramma.
Aspetti totalmente dissonanti con la complessità delle sue composizioni, la profondità armonica (oltre che melodica e ritmica) del suo fraseggiare, la ricercatezza ed eleganza del suo eloquio strumentale unite ad un approccio illuminato dalla spontaneità e da un istinto musicale di sconcertante naturalezza.

Nella articolata tavolozza timbrica del chitarrista spiccano il sound assolutamente originale prodotto dall'utilizzo del pollice (non utilizzò mai il plettro), il fraseggio a ottave, i chorus suonati con la tecnica pianistica e orchestrale dei block chord e una capacità narrativa e di drammatizzazione nella costruzione degli assoli veramente formidabile: tutte novità assolute e rivoluzionarie nell'evoluzione della chitarra jazz.

Come succede per tutti i musicisti jazz, vederlo suonare è fondamentale per capire bene la sua musica e oggi fortunatamente sono reperibili sul tanti video. La mano destra è appoggiata con le dita distese sulla cassa armonica, ferma e in totale relax, mentre il pollice imprime una forza e una sonorità alle corde mai viste prima di allora: solo un completo autodidatta avrebbe potuto creare
tecniche così sovvertitrici della tradizione dello strumento.
Per la seconda pubblicazione Orrin Keepnews decise di affiancare al chitarrista una sezione ritmica moderna e swingante, scegliendo i musicisti tra i migliori session man presenti sulla scena newyorkese: Tommy Flanagan al pianoforte, Percy Heath al contrabbasso e Albert "Tootie" Heath alla batteria. Nacque così, in due sessioni di registrazione avvenute il 26 e 28 gennaio del 1960, uno dei più celebri album del jazz moderno: "The Incredible Jazz Guitar of Wes Montgomery" (Riverside 1960).


D Natural Blues
(Wes Montgomery, 1960)
Puoi ascoltare l'audio di D Natural Blues mentre leggi le prossime righe per entrare nel mood migliore.

Furono registrate otto tracce: quattro brani originali
(tra cui i celeberrimi Four on Six e West Coast Blues),
due brani strumentali di grandi autori di jazz
(Airegin di Sonny Rollins e In Your Own Sweet Way di Dave Brubeck)
e due standard, a testimonianza di uno sguardo ampio al mondo del jazz da parte di un musicista vissuto per molti anni in una località defilata
dai grandi centri di sviluppo di questa musica.
I risultati furono stratosferici, da quella uscita discografica tutti i chitarristi jazz a venire non avrebbero potuto ignorare il nuovo gigante dello strumento.

D-Natural Blues - uno degli originali - è il secondo brano nella scaletta dell'album: si tratta di un tradizionale blues di dodici misure preso a un tempo medium molto rilassato (intorno ai 100 bpm),
nella insolita tonalità di D maggiore
(per il jazz, ma non per la chitarra che ha grande sonorità in quella tonalità).

Il tema, altro particolare inconsueto, viene esposto solo una volta: il chitarrista lo suona interamente a ottave, mentre la sezione ritmica suona degli obbligati con la tecnica dello stop time alla fine della prima e della seconda misura, accompagnando dalla quinta battuta in poi
con uno swing morbido e avvolgente,
scandito con precisione dal contrabbasso di Percy Heath e spalmato
nello sfondo dalle spazzole del fratello batterista, Albert "Tootie" Heath.


Esempio 1
Puoi ascoltare il frammento nel prossimo video, tenendo presente
che si tratta di una riproduzione artificiale a solo scopo di analisi
che non può restituire la bellezza della registrazione originale.

Esempio 1bis
Tommy Flanagan prende il primo assolo, perpetrando il clima di relax, stiracchiandosi con virtuosistici fraseggi e inflessioni bluesy e andando avanti per due chorus.
Quando entra Wes Montgomery (al minuto 01' 34") si capisce subito che non ha intenzione di indugiare troppo: il fraseggio a single note è da subito serrato, di forte impronta ritmica, con attacco deciso, e sin dalle prime note comincia a sciorinare frasi che sottintendono un double time feel e che entreranno
nel vocabolario dei chitarristi jazz di molte generazioni.

L'unico degli accompagnatori ad accennare a una qualche reazione, seppur contenuta, è il pianista, mentre il resto della ritmica continua imperterrito a macinare relax e swing: il risultato è una straordinaria tensione che si insinua dalle prime battute e che il leader porterà sempre più su in un inesorabile crescendo di ben cinque chorus.

Ecco alcune di quelle frasi, di meravigliosa fattura hard bop.
A misura 4 del primo chorus per esempio, una cadenza IImi7/V7 di parkeriana memoria condotta sulla discesa cromatica della fondamentale
di Ami7 che scende verso la terza di D7.

Esempio 2
Puoi ascoltarla nel prossimo esempio.

Esempio 2bis
Poco più avanti, a misura 6, Montgomery dimostra di avere un fraseggio moderno e sofisticato, suonando una scala diminuita tono-semitono sull'accordo di IV grado G7: nell'esempio 3 è proposta una analisi della melodia rispetto all'accordo nascosto G#°7 con i simboli "I" per nota dell'accordo (inside, all'americana), "ch" per cromatismo, "pt" per passing tone (nota di passaggio) o "enc" per enclosure, ovvero la tecnica di circondare una nota di risoluzione con il grado superiore e inferiore o viceversa.

Esempio 3
Nel video che segue puoi ascoltare la frase.

Esempio 3bis
Un altro guizzo denso di tensione e sound jazzistico è la sortita che ascoltiamo alla misura 4 del secondo chorus dell'assolo: Wes Montgomery sostituisce di sana pianta la cadenza II/V che porta a G7 (Ami7 - D7) con un'altra cadenza della stessa forma esattamente a un tritono di distanza (Ebmi7 - Ab7). Siamo agli albori del 1960 e questo tipo di sostituzione non è certo una novità, ma dimostra nuovamente come il chitarrista da poco approdato a New York si inserisca con spontaneità nel novero dei solisti più in auge in quegli anni.

Esempio 4
Ecco illustrata in video questa sostituzione armonica.
Esempio 4bis
A cavallo tra la fine del secondo e l'inizio del terzo chorus il solista abbassa improvvisamente la tensione ritmica e melodica: è una zona di stasi gestita con totale padronanza della forma e delle sviluppo, preludio delicato alle esplosioni che ci attendono nel quarto e nel quinto giro di improvvisazione.

È in questa sezione di chiusura che egli intende portare il flusso improvvisativo al climax: Non appena il chitarrista approccia il nuovo chorus con la potenza debordante delle ottave, la reazione di Albert Heath alla batteria è immediata, con uno scattante e propulsivo double feel che crea un dinamico contrasto
con l'inamovibile pulsazione del contrabbasso.

L'inizio dell'ultimo chorus investe l'ascoltatore di strabordante ma controllata energia ritmica. Wes Montgomery sta ormai sovrapponendo un altro brano, è immerso completamente nel double feel che ha suggerito e costruito dall'inizio dell'assolo: si inoltra a questo punto su una straordinaria sovrapposizione poliritmica e polimetrica suonando, dal secondo movimento della battuta, in quello che lui vive come un 3/4, ma che risulta essere rispetto al contrabbasso, che non si è spostato di un millimetro, una fitta figurazione in 3/8. Il contrasto ritmico tra contrabbasso e chitarra, la carne che si percepisce dalle loro sonorità è goduria impagabile.

Esempio 5
Il video che segue permette un rapido ascolto del frammento: sarà molto più soddisfacente ascoltarlo poi nella registrazione originale.
Esempio 5bis
L'esplosione definitiva avviene avviene dalla misura cinque di questo chorus conclusivo: un re, una semplice tonica del blues in questione, viene ribattuta a ottave e a distanza di ottava con divisioni ritmiche strettissime e vertiginose. In una sorte di animata discussione con se stesso il chitarrista arriva al culmine, ci porta sulla vetta più alta, ci consegna un brivido che si rinnova ad ogni ascolto.

L'uscita di scena è graduale: le ultime misure ci conducono fino al primo movimento della prima misura del nuovo chorus, territorio di dell'assolo del titanico Percy Heath. La conclusione della scorribanda è la più logica e semplice che si possa immaginare: la sensibile do# che sale alla tonica re.

In questo ascolto mancano solo gli scroscianti applausi, gli yeah man, i mugugni di approvazione che l'ascolto di questo album ha strappato a generazioni di musicisti e appassionati: la stella di Wes Montgomery è nata, e il suo posto nel firmamento del jazz non glielo toglierà più nessuno.

Roberto Spadoni

©RobertoSpadoniMusic
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sotto il marchio della SWORD RECORDS
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