JAZZ INVESTIGATION
Il Jazz Sotto Inchiesta
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Lester Leaps In

Gil Evans e la Ricerca della Perfezione
Nella variegata produzione dell'arrangiatore canadese Gil Evans,
l'album New Bottle, Old Wine (Pacific Jazz CDP746855-2 - 1958) è un capolavoro di scrittura, esecuzione, equilibrio. Gli impasti timbrici delle sezioni orchestrali sono straordinari, come lo è il rapporto scrittura - improvvisazione.
Il titolo in se è già un manifesto, una chiara dichiarazione di intenti: un contenitore nuovo, un arrangiamento "moderno" e innovativo (New Bottle) in cui immettere brani del repertorio storico del jazz (Old Wine) che spaziano da Jerry Roll Morton e Fats Waller a Thelonious Monk, da Charlie Parker e Dizzy Gillespie a W.C. Handy, dando pari importanza al repertorio della tradizione e a quello dei boppers.
Questo scritto è dedicato a un famoso brano della Swing Era, Lester Leaps In, composto da Lester Young, sassofonista dell'orchestra di Count Basie di cui era uno dei principali solisti e che fu idealmente un mentore e una fonte di ispirazione per innumerevoli solisti del jazz.

L'orchestra è costituita quasi interamente da brass, fatta eccezione
per un clarinetto basso e un sax alto.
Essendo registrato in due diverse sedute, alcuni esecutori cambiano da una traccia all'altra. In Lester Leaps In l'organico è organizzato nel modo seguente:

Sax Alto solista – Cannonball Adderley

3 Trombe - Louis Mucci, Ernie Royal, Johnny Coles
Corno - Julius Watkins
2 Tromboni - Frank Rehak, Joe Bennett
Trombone Basso - Tom Mitchell
Tuba - Harvey Phillips
Clarinetto Basso - Jerry Sanfino
Chitarra - Chuck Wayne
Pianoforte - Gil Evans
Contrabbasso - Paul Chambers
Batteria - Art Blakey
Lester Leaps In
(Gil Evans Orchestra, 1958)
Ascolta Lester Leaps In nella vertiginosa esecuzione della Gil Evans Orchestra mentre leggi le seguenti righe.
Vi sono nell'ensemble alcuni strumenti che nella storia dell'orchestrazione jazz sono diventati una firma sonora di Evans: il corno, il basso tuba, il clarinetto basso. Li ritroviamo, soprattutto i primi due, praticamente in tutta la sua luminosa carriera, dalla raffinata orchestra di Claude Thornill per cui scrive durante gli anni '40, alle esperienze legate al jazz-rock degli anni '80. Il livello esecutivo di tutto l'ensemble è stratosferico, tanto da far apparire semplici e lineari le orchestrazioni estremamente complesse: tra le sezioni orchestrali si individuano alcuni musicisti che Evans impiego con continuità durante questa fase della sua attività, scrivendo spesso delle parti ad personam.
Al basso tuba in particolare è dedicato ampio spazio, trasformandolo in strumento agile e capace di affrontare esposizioni tematiche virtuosistiche.
La sezione ritmica, oltre al leader che suona il pianoforte, è affidata a due assi, Paul Chambers al contrabbasso e Art Blakey alla batteria, ed è completata dalla colorita chitarra di Chuck Wayne, autore di un esteso e swingante assolo in questo brano.

Il ruolo del sax alto è fondamentale: è il solista che dialoga in tutta l'opera con la compagine orchestrale e - di riflesso - con la penna di Gil Evans. Il ruolo da protagonista viene affidato a Julian Cannonball Adderly, il quale, evidentemente gratificato dalla chiamata, regala una prestazione entusiasmante, probabilmente una delle migliori della sua carriera e della storia del jazz orchestrale.
In un'opera ricchissima, Lester Leaps In è senza dubbio uno dei brani più coinvolgenti e impressionanti, che Lester Young, uno dei maestri ispiratori del jazz moderno post bellico, aveva registrato con i Kansas City Seven nel 1939: si trattava un organico all star estratto dalla big band di Count Basie, in una fase di ascesa e affermazione dell'orchestra divenuta per molti sinonimo di swing. L'assolo di "Pres" (il soprannome datogli da "Lady Day" Billie Holiday divenne in breve tempo uno dei più amati e studiati tra tutti gli improvvisatori. Si tratta di un tema scritto sulla celeberrima successione armonica di I Got Rhythm di George Gershwin, un rhythm changes per l'appunto.
La melodia è piuttosto semplice, costruita in forma di riff (formula consueta nel repertorio di Basie) su una scala pentatonica maggiore di Bb.
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Esempio 1
La registrazione di Gil Evans e della sua orchestra avviene il 9 aprile 1958, quasi venti anni dopo rispetto all'originale. La lettura approntata dall'arrangiatore unisce le sonorità della tradizione jazzistica ad una concezione innovativa della scrittura orchestrale: si avvale di una sorprendente ricomposizione tematica, su cui si intende attrarre l'attenzione di chi si è avventurato fino a questo punto in questa pagina.

Il tema, nella sua classica forma AABA, viene esposto interamente per due volte.
Nella prima esposizione l'armonizzazione - simile a quella originale - è costituita da triadi, ed è affidata a una sezione mista formata
da sax alto - corno/chitarra - trombone.
La batteria suona dei fill (termine tecnico che indica frasi di riempimento)
in risposta alle frasi del tema, mentre il resto della sezione ritmica tace.
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Esempio 2
Nella sezione B, che nell'originale è improvvisata sul consueto ciclo di dominanti, avviene la prima "esplosione" orchestrale: la linea melodica, densa di accentazioni irregolari, è affidata alla prima tromba del fedelissimo Louis Mucci.
Il livello esecutivo dell'orchestra è veramente impressionante, come in tutto questo album immancabile nella collezione degli appassionati. Si ascolti in particolare l'articolazione del fraseggio, uno degli elementi centrali dell'esecuzione jazzistica: l'accentazione cade ogni tre ottavi, contrapposta al fluire della sezione ritmica in 4/4, creando un effetto poliritmico straordinario.
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Esempio 3
La risonante armonizzazione è affidata a tre trombe e due tromboni, che sono armonizzati con la tecnica dei block chord in posizione semi-lata
(tecnicamente detta drop 2) e a cinque parti reali, una sonorità di grande densità.
Il clarinetto basso e la chitarra doppiano e rafforzano il tema affidato alla prima tromba un'ottava sotto, conferendo una sonorità brunita alla sezione orchestrale. Il tutto è giocato sul continuo ondeggiamento intorno alla nota re che funge
da centro di attrazione cromatica.
Ecco i primi voicing: le sigle sotto il pentagramma sono riferite alle singole disposizioni, a solo scopo di analisi, ma va tenuta presente la natura squisitamente orizzontale,
melodica di questa tecnica di scrittura. Il walking in 4 del contrabbasso
è costruito unicamente sulla sigla D7.
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Esempio 4
Nella seconda esposizione del tema Gil Evans interviene in maniera molto più sostanziale, dandoci la sua lettura del brano: dopo aver citato fedelmente l'originale, almeno nell'armonizzazione a tre parti della sezione A, sembra dire all'ascoltatore:
"ecco, ora ti faccio ascoltare come lo sento io…".

Salta subito in evidenza all'ascoltatore più attento una lunga discesa cromatica affidata a trombone basso - clarinetto basso - tuba, che cambia totalmente il colore armonico del brano. I tre strumenti, che agiscono nel registro grave, sono raddoppiati ulteriormente dal contrabbasso che ribatte tutte le note, per mantenere
la propulsiva scansione in quattro.

Su questa linea si sovrappone il tema. Nelle prime quattro misure è suonato da due trombe e un trombone, con le stesse armonizzazioni della prima esposizione; in quelle successive si inserisce un secondo trombone, completando una sezione a quattro parti. In queste misure, mentre la seconda tromba e il primo trombone suonano dei cromatismi discendenti, il secondo trombone ha una linea cromatica ascendente, per moto contrario, creando un meraviglioso e ricco sound dettato dai movimenti delle voci, indipendenti e omoritmici allo stesso tempo (si genera un cosiddetto linear approach). Le sigle, anche esse desunte da chi scrive, hanno un mero valore di analisi. L'ultimo tocco magistrale è un'altra melodia - con le stesse caratteristiche - affidata a una tromba con sordina cup e alla chitarra, che nelle prime quattro misure viaggia sopra il tema originale, in una sorta di controcanto dalle forti tinte bluesy,
attestandosi poi su un fa acuto.
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Esempio 5
La stessa orchestrazione viene ripresa e variata - soprattutto ritmicamente - per altre due volte, ogni volta con effetti a sorpresa, nelle due successive sezioni A. In mezzo, come incastonata, la sezione B con una asciutta e sonora successione di intervalli di decima che richiamano formule tipiche del pianismo stride, stavolta forse in un non troppo velato tributo a Count Basie e alla sua generazione, orchestrata con gli strumenti di tessitura media e grave, su cui fiammeggia il sax alto
di Cannonball Adderly.
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Esempio 6
Da segnalare ancora la chiusura dell'esposizione tematica: nell'esempio 7 sono riportati i movimenti delle varie sezioni. Seguendo le linee dei singoli strumenti si notano alcuni particolari che sottolineano l'attenzione di Gil Evans alle singole parti, spesso con condotte cromatiche (ad esempio, le trombe 2 e 3 e i tromboni 2 e 3 e ancora il clarinetto basso e il tuba). Sotto il Bb ribattuto della prima tromba - al limite della sua estensione naturale - succedono cose non convenzionali, come la linea melodica del corno che si insinua tra prima e seconda tromba in un registro acutissimo per quello strumento, o per gli intervalli dissonanti che si determinano tra il trombone 1 e la prima tromba negli ultimi tre voicing orchestrali, i cosiddetti intervalli di b9, solitamente sconsigliati ai meno esperti per la loro natura poco sonora ed estremamente instabile, ma qui trattati magistralmente grazie alla condotta melodica delle singole parti.
Molto efficace il moto contrario tra la sezione formata dalle trombe e il corno (moto ascendente) e quella dei tromboni con clarinetto basso e tuba (moto discendente), che creano un attrito sonoro di grande effetto.
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Esempio 7
Alla fine dell'esposizione del tema, un interludio caratterizzato da alcuni stop time scanditi ogni due misure - altro riferimento al jazz pre-bellico - lanciano il grande intervento solistico di Cannonball Adderly, che di qui prende letteralmente il volo,
con un assolo degno di questa partitura.

Questi passi orchestrali sono perle di rara bellezza, che ci danno la misura dell'arte del sublime arrangiatore canadese, della sua attenzione ai particolari, della conoscenza approfondita dell'orchestra e dei linguaggi del jazz, di cui è stato uno dei protagonisti pur non essendo un solista, uno straordinario innovatore,
un vero e proprio carismatico guru.

Si racconta che Gil Evans potesse passare anche una settimana per perfezionare un passo orchestrale di poche misure:
forse, Lester Leaps In potrebbe esserne una testimonianza
©RobertoSpadoniMusic
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